Capelletti contro Saturno pugno

Capelletti contro Saturno. La sentenza del Giudice regionale della Fitet lombarda, è un’interessante occasione per fare il punto sul concetto di “onore sportivo”. Il 22/9/17, al Torneo regionale di Montichiari,  nel bar del Palazzetto, l’atleta del TT Silver Lining, Carlo Capelletti, ha preso a schiaffi il dirigente del TT Arese, Daniele Saturno. 

CAPELLETTI CONTRO SATURNO: UNO SCONTRO FRA “TITANI”

Il Giudice Sergio Rinaldi, nel valutare il deferimento di Capelletti, ha elencato gli articoli del Regolamento di Giustizia che riguardano il caso in questione.
Art. 2 – Doveri di comportamento,  che impone ai tesserati di avere una condotta conforme ai principi di lealtà (fair play), probità e della rettitudine sportiva, con l’obbligo di astenersi da ogni forma di illecito sportivo, frode sportiva, dalla violenza sia fisica che verbale.
Art. 3 – Illecito sportivo, che impone ai tesserati di denunciare chiunque compia atti che alterano lo svolgimento di una gara, assicurando un illecito vantaggio agonistico.
Il Giudice ha considerato la condotta di Capelletti “probabilmente rilevante sotto il profilo penale”, ma non avendo alterato lo svolgimento di una gara, non ha attentato alla lealtà sportiva, nè ai doveri di probità e rettitudine sportiva: Il Giudice ha infine dichiarato la sua “non giurisdizione”, per cui ha deliberato il non luogo a provvedere e ha quindi “assolto l’imputato”.
I due personaggi coinvolti sono ben noti ai pongisti.
Daniele Saturno è il maggior spacciatore di puntinate trattate a livello nazionale, un business con cui si guadagna il pane (un po’ meno adesso, grazie al Bat tester) in barba a tutti i principi di lealtà, contribuendo all’illecito e alla frode sportiva: tutti lo sanno, ma la giustizia sportiva non ha mai fatto niente per fermarlo, nonostante sia un tesserato e dirigente di una società lombarda (addirittura gli viene affidata l’organizzazione di tornei Fitet).
Carlo Capelletti, non nuovo a manifestazioni di maschia virilità (ne sa qualcosa la buonanima di Roberto Giontella), ha preso pubblicamente a schiaffi una persona, ma il suo comportamento non è stato considerato una violenza fisica e dato che l’azione si è svolta a pochi metri dai campi di gara, il Giudice si è dichiarato non competente.
Un caso analogo mi è accaduto quest’anno ai Campionati italiani veterani di Terni, quando prima della semifinale di doppio, in campo sono stato insultato pubblicamente da Roberto Tessari, per aver fatto conoscere attraverso le mie newsletter il suo uso “disinvolto” di puntinate trattate. L’arbitro presente all’incontro ha ritenuto di non intervenire, dichiarandosi non competente, in quanto “l’incontro non era ancora iniziato” (sic!).
Del resto la difesa della legalità non viene aiutata dal nostro regolamento. Quando un taroccatore viene pescato da un arbitro, gli viene semplicemente chiesto di cambiare racchetta, magari con una pacca sulle spalle, quasi fosse una piccola marachella, invece di squalificarlo per sei mesi per comportamento antisportivo: provate a immaginare cosa succederebbe in altri sport se pescassero qualcuno che tenta di usare una bicicletta truccata o di drogare il suo cavallo!

IL COMMENTO DI STEFANO BONELLI (estratto da un suo post su Facebook)

Nel caso della zuffa con Saturno, il giudice federale Rinaldi ha probabilmente preso una decisione corretta per quanto poco coraggiosa e lungimirante. Regolamento alla mano, gli eventi accadono fuori dal terreno di gioco e non durante un incontro, ma nella zona adibita al pubblico. Dal punto di vista della giurisdizione ha probabilmente ragione. Ma dal punto di vista sportivo e soprattutto educativo, il giudice non ha tenuto conto del fatto che quegli eventi rappresentano un grave danno d’immagine per la Fitet e il movimento pongistico in generale. Immaginiamo che agli eventi descritti abbiano assistito dei giovani (che ai tornei sono sempre presenti): che messaggio è stato trasmesso? Oppure immaginate cosa direbbe un genitore che venisse a sapere che suo figlio andando ad un torneo di ping pong (PING PONG, perdio!) abbia assistito ad una rissa. Ecco, allora il danno d’immagine é grave e probabilmente meritava una sanzione se non sportiva, almeno pecuniaria.
Immaginate un Nadal che finita una partita a Wimbledon cominciasse a menarsi con un tifoso: secondo voi non ci sarebbero conseguenze?

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