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Fitet Lombardia. Ho accolto con grande sorpresa e dispiacere la candidatura di Sandro Ciceri alla presidenza della Fitet lombarda, sia perché solo pochi mesi fa mi aveva personalmente escluso che si sarebbe candidato, ma soprattutto perché il suo sponsor è Marcello Cicchitti.

 

La candidatura di Sandro, stimato da tutti, sia sul campo che fuori, è purtroppo il prodotto della strategia di Cicchitti, che da meno di un anno si è presentato sulla scena politica del tennis tavolo italiano come il rottamatore della vecchia dirigenza Fitet, sorvolando sul fatto che di questa dirigenza egli è uno dei principali membri e artefici, nel bene e nel male.
La gigantografia del presidente Sciannimanico fino ad un anno fa campeggiava sulle pareti della palestra di Via Mecenate ed è noto a tutti il sostegno adulatorio e cortigiano a favore dell’attuale dirigenza nazionale, portato avanti fino a un anno fa dal Comitato lombardo, con D’Ambrosio presidente e Cicchitti vicepresidente, complici e fiancheggiatori di quella che oggi i due dirigenti lombardi definiscono “politica di piccolo cabotaggio”, in “coma profondo”, fatta da persone “inette e dedite solo a mantenere il potere per interesse personale, con un bilancio fallimentare sia in termini agonistici, sia sul piano promozionale”.
Sono evidentemente saltati i meccanismi che fino a ieri hanno fatto di Cicchitti uno dei più fedeli sostenitori di Sciannimanico, ma chi ha seguito le vicende federali degli ultimi 10 anni conosce bene la realtà delle cose. Nel 2007 ho fatto parte del Comitato Regionale guidato da D’Ambrosio, Fenini e Cicchitti e ne sono uscito un anno dopo, proprio per le modalità di gestione “personalistiche” della dirigenza e per l’impossibilità di garantire quella trasparenza che consente a tutti di controllare il funzionamento delle procedure a avere fiducia nella correttezza del sistema.
La campagna elettorale di Cicchitti, iniziata lo scorso anno, è stata coerente con il personaggio. Alle prime riunioni prelettorali, convocate ufficialmente dal Comitato regionale, non sono state invitate alcune società “nemiche”, dimenticando che un dirigente federale, a titolo personale, può invitare chi gli pare alle sue riunioni, ma non può farlo utilizzando i mezzi e le insegne del Comitato che rappresenta (che è di tutti). Anche l’articolo apparso sul sito regionale Fitet, in cui si comunicava il sostegno di Ciceri e Righini alla candidatura di Cicchitti per la presidenza nazionale rientra in questa logica “padronale”, per l’uso privato di uno strumento associativo, a cui nessun altro ha potuto avere accesso (ad esempio i miei numerosi comunicati sulla campagna “Io gioco pulito” non sono mai stati pubblicati).
Il rinnovamento della Federazione, di cui Cicchitti parla da tempo, dovrebbe partire dal rispetto dei principi di etica sportiva e di legalità, senza il quale nessuna istituzione può avere un futuro. Le sue idee sull’argomento sono ben rappresentate dalla risposta che mi ha dato in un incontro pubblico a cui erano presenti numerose società lombarde, quando gli ho chiesto di far cessare l’attività di “taroccamento delle gomme” operata da Renato Casini, suo dipendente, istruttore e tesserato per la sua società. La risposta è stata: “non sono responsabile di ciò che fanno i miei atleti” (che equivale a un “me ne frego”).
Siamo ormai vicini al rinnovo degli organismi regionali e nazionali e cominciano a circolare le prime bozze di programma dei vari schieramenti. Comunque la pensiate, se credete ai principi di lealtà sportiva, fate pressione sui candidati e sulle vostre società affinchè prendano posizione sulla campagna “Io gioco pulito”, inserendo la lotta ai taroccatori nei loro programmi elettorali.
In Lombardia avremo modo di misurare il livello di autonomia di Sandro Ciceri rispetto al suo sponsor anche dalle sue scelte su questo tema.

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