Coppa Italia tennistavolo

Le Aquile Azzurre Fearless conquistano la Coppa Italia di tennistavolo e la promozione in C1

Vincenzo Meduri 

Prologo: Milano, 9 Maggio 2009

Io c’ero. C’ero quando quell’ultima palla di Francesco si è spenta senza la forza di superare la retina. Ero lì quando un sogno fatto di 15 vittorie consecutive diventava improvvisamente un incubo sportivo in un pomeriggio caldissimo di inizio Maggio. Non volevo credere a quello che stava accadendo quando, avanti per 4-2 e 2 set a zero, ha iniziato a consumarsi lentamente la più dolorosa sconfitta dello squadrone ANCES (Pugliese, Ferreri, Offredi, Leuci, Meduri) con l’epilogo più beffardo che si potesse attendere: la sconfitta di Francesco sul 4-4. Senza attenuanti, senza alibi. Era improvvisamente svanito il sogno e, con esso, finiva anche quella squadra.

Saronno, 9 Ottobre 2021

Io c’ero. Quasi per scherzo. Forse per un casuale gioco del destino, con Alessandro, Claudio e l’insostituibile Antonio a farci da supporter, ci siamo ritrovati in un freddo pomeriggio varesino a giocare una competizione senza aver fatto alcun calcolo. Punto dopo punto e vittoria dopo vittoria, un grande risultato di squadra ci ha regalato una nuova opportunità. Inattesa e, per questo, ancora più bella e da non sprecare. Senza saperlo avevamo gettato le basi dell’impresa. Io c’ero e, con me, i nuovi compagni di avventura: nulla sarebbe stato come prima.

Capitolo 1 – Chariots of fire

Harold Abrahams e Eric Liddell non sono il frutto della fantasia del regista Hugh Hudson. Sono esistiti realmente e hanno scritto una pagina di storia incredibile nelle Olimpiadi di Atletica del 1924 a Parigi. Entrambi vinsero la medaglia d’oro, preparandosi e vivendo quei momenti in modo completamente diverso: Abrahams (ebreo) vedeva nella corsa un riscatto rispetto alla sua condizione sociale mentre Liddell (fervente cattolico che morirà da missionario in Cina) correva per rendere grazie a Dio e, secondo la leggenda, si rifiutò di prender parte alla gara in cui era favorito perché prevista di Domenica.
Il film che li celebra è un omaggio alla loro storia e le musiche del compianto Vangelis lo hanno reso immortale, ma il vero tema che pervade l’intera trama è l’amicizia che si instaura tra tutti i componenti della squadra che li porterà ad essere invincibili.

Capitolo 2: la “Grande Paura”, 27.05.2022 – ore 10:00

“Ragazzi ci siamo. METTIAMO PAURA a tutti questi che ci stanno intorno. Mostriamo loro chi è la squadra che oggi si prenderà tutto. Noi oggi ci passiamo di sopra senza guardarli in faccia, li asfaltiamo, non li facciamo neppure entrare in campo. Oggi ci prendiamo tutto. Forza ragazzi, Forzaaaaa!!”
Iniziamo così, abbracciati, in cerchio, parla il Capitano. Siamo carichi come delle molle anche perché la prima partita sulla carta è la più difficile. Ci aspettano i piemontesi di Moncalieri: giocatori rognosi, perdono tempo già nel riscaldamento, fanno finta di sembrare cortesi. Noi gli mandiamo contro Pier e Francesco, il più forte doppista del circuito e il vecchio leone. Li vogliamo sbranare.
In effetti è così, almeno fino al 4-0 nel secondo set quando Francesco si gira verso di noi e ci dice che non sta più in piedi. Sono attimi di terrore, le urla di incoraggiamento lasciano spazio alle lacrime di dolore. Il Capitano chiede lo stop per l’intervento del dottore: servono 10 minuti, poi sarebbe sconfitta nel doppio e anche nel singolare successivo in cui non è possibile far entrare la riserva.
Per 9 lunghi minuti ripenso a quel 9 Maggio…ma oggi è un altro giorno e il dottore fa il miracolo; Francesco rientra in campo e finisce la sua opera d’arte: singolo e doppio (con un monumentale Pier a supporto). Alessandro passeggia nel suo singolare. 3-0. La prima è andata.
Ci aspettano Umbria e Valle d’Aosta. Decidiamo di tenere Francesco a riposo per tutto il girone, troppo importante averlo quando il gioco si farà duro. Il suo infortunio, però, ci ha compattato ancora di più: sappiamo che ci sarà da combattere e siamo pronti. E’ subito il momento di scendere tutti in campo, entrano Vince e Claudio e agli avversari rimangono solo le briciole. Le vinciamo tutte 3-0 e chiudiamo il girone con un’ora di anticipo, sapendo che il pomeriggio sarà molto lungo…

Capitolo 3: prendiamoci la semifinale, 27.05.2022 – ore 16:30

“Adesso si fa sul serio. Siamo tutti con te Francesco, ti spingeremo in ogni punto e ti staremo vicini. Adesso inizia un altro torneo in cui non è concesso sbagliare. Andiamoci a prendere la semifinale, ANDIAMO RAGAZZI, ANDIAMOOOOO!”
Di nuovo abbracciati in cerchio, i veneti ci guardano in un misto di stupore e superiorità: non sanno che noi, a differenza loro, ci crediamo e anche tanto.
Il doppio è soffertissimo. Ogni volta che Francesco ha una smorfia di dolore in panchina ci facciamo male anche noi. Il padovano che impugna a penna è un osso durissimo che mette a dura prova le nostre coronarie fino al 9-9 del quinto set. In quel momento, da fermo, Francesco si inventa un Top Incrociato in risposta al servizio e ci manda in Paradiso.
Alessandro ha vita semplice contro l’encomiabile Furlan e Francesco, ormai recuperato, regola la giovane promessa padovana con un perentorio 3-1.
Ci aspettano le Marche e il loro numero 1 che è anche quello con la miglior classifica (n. 482)

Capitolo 4: Claudiooooooooooooo!!!! 27.05.2022 – ore 19:00

“Siamo ad un passo dalla nostra partita. Andiamo a prenderci ciò che ci spetta. E’ vero, sono forti ma noi lo siamo ancora di più. Lo abbiamo dimostrato per tutto il giorno e lo DIMOSTRIAMO DI NUOVO, QUI, ADESSO! VINCIAMO RAGAZZI, PRENDIAMOCI LA FINALEEEE!!!!”
Iniziano tutti a pensare che ci sia qualcosa di magico in quell’abbraccio. I marchigiani si chiedono perché non ci abbiano pensato loro a farlo prima di noi, ma ormai è troppo tardi: sanno che sarebbe una copia ed evitano.
Un doppio incontenibile ci porta avanti, Pier e Francesco travolgono gli avversari. Sembra in discesa ma non sarà così.
Precipitiamo con due partite maledette perse al quinto set in un baratro pongistico dal quale solo una partita epica può tirarci fuori. Sono le 21:00 e il Capitano si gioca la carta strategica che pensava da giorni: esce Pier ed entra Claudio.
La formula della Coppa Italia è molto particolare. Scegliere A o X ha un indubbio valore strategico: tutti scelgono la A se non hanno un terzo singolarista molto forte in quanto quest’ultimo giocherebbe solo nell’ultima partita mentre la X schiera il suo terzo singolarista nel quarto incontro con il numero 1 della formazione A. Però, il terzo singolarista delle Aquile Azzurre si chiama Claudio Di Carlo e la sua fama, magari tra qualche anno, lo precederà. Così, il numero 1 avversario (Giampaoletti) si trova davanti il peggiore degli avversari: tecnico, fresco, arrabbiato, grintoso, pronto a dare tutto per la squadra. Claudio si abbatte sull’avversario come un uragano nelle paludi della Florida, il suo furore agonistico, unito ad una tecnica sopraffina crea colpi di infinita bellezza (11-4, 11-6, 12-14, 3-11, 11-7). E’ un TRIONFO. Siamo 2-2.
Tocca al nostro numero 1 giocare la sua partita psicologicamente più difficile contro un avversario tecnicamente modesto (il loro numero 3) che, però, non ha nulla da perdere. La partita è un calvario, ma nessuno di noi, nemmeno per un attimo, pensa che Ale la possa perdere.
Siamo in finale, ci aspettano i toscani, sulla carta i più forti.

Capitolo 5: la scelta

“Vince, ascoltami. Fai fare il numero 1 a Claudio, se lo merita”. Ale mi incalza subito, dopo essersi tolto il peso dell’ultima drammatica partita, un po’ per esorcizzare e un po’ perché riconosce i meriti del compagno e sa di poter passare il testimone.
“Non se ne parla Ale, tu ci hai portato fin qui per un anno intero. Tu fai il numero 1”. La mia risposta è perentoria, sono sicuro di avere il sostegno di Pier e Francesco, comunque vada.
“Ma quindi non mi schieri come numero 1?” Claudio me lo chiede con la gentilezza, l’educazione e l’eleganza che lo contraddistinguono. Dopo una giornata in cui ha sofferto, gioito, lottato come un leone pensa – giustamente – che sia il riconoscimento più giusto. E’ forse il momento più emozionante per me. Gli metto una mano sulla spalla e gli dico “No Claudio, il numero 1 è Ale. Tu lo farai tantissime volte ma non adesso. Voglio dare fiducia ad Ale, vedrai che la ripagherà e, molto probabilmente, non dovrai neppure subentrare come riserva perché finiremo prima”. Ho fatto fatica a trattenere la mia emozione.
“OK, va bene”, con un sorriso, la sua risposta. Come si può non schierare in formazione titolare uno che ti ha fatto vincere la finale regionale e ti ha letteralmente trascinato in finale 10 minuti prima? Come si fa a spiegare ad un ventenne che stasera non farà il numero 1 anzi, neppure giocherà se tutto andrà per il verso giusto? E Ale, come sta? L’ho visto troppo coinvolto nell’ultima partita, se fosse ancora bloccato? E se sbaglio? E perdiamo nuovamente come 13 anni fa? Ho perso anche il sorteggio, abbiamo la “A” per la prima volta e Ale dovrà giocare e vincere due partite, è un segno premonitore? Con queste domande inizia la mia finale.
Li chiamo attorno a me, per l’ultima volta. Sono ormai le 22, aspettavo questo momento da mesi. “I grandi momenti derivano solo da grandi opportunità. Le grandi opportunità passano solo da grandi sfide. Questo è quello che ci MERITIAMO, questo è quello che abbiamo GUADAGNATO, questo è quello che CI PRENDEREMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE. L’ULTIMO SFORZO RAGAZZI, L’ULTIMA BATTAGLIA. ANDIAMOOOOOO, FORZAAAAAAA!”
Inizia così, tutti insieme, abbracciati ancora una volta.

Capitolo 6: il migliore doppista del circuito

Non avrei mai ricominciato se Pier non me l’avesse chiesto. E’ cambiato tutto dal 2010, nel lavoro, nella vita e nello sport. Quello che non è mai cambiato è l’amicizia: quella vera ha bisogno di essere innaffiata ogni tanto e torna rigogliosa come prima. Saltiamo ancora insieme dimenticandoci di avere qualche anno in più, urliamo come fossimo adolescenti e culliamo sogni di gloria da far impallidire i Mamas & the Papas!
E’ da 12 ore che continua a mettere le palline in posizioni impensabili, sfida la fisica con i suoi top anni ’80 e fa viaggiare gli avversari da un lato all’altro del tavolo irridendoli con giochini da oratorio o colpi da maestro. E’ il miglior doppista di tutti noi e con lui in campo ci sentiamo ancora più forti. Ha giocato con me, Francesco e Claudio: invincibili.
Eppure, in finale, in quell’ingranaggio perfetto entra un granellino di sabbia. Si, è vero, succede anche ai migliori: Attucci-Noga/Leuci-Offredi 11-5, 11-9, 12-14, 11-2!

Capitolo 7: qualcosa da dimostrare

Prima della finale dei 400m piani, l’allenatore USA risponde a John Taylor – uomo di punta della squadra americana – su come battere Eric Liddell: “Liddell non è un problema. Oggi ha già disputato due gare, vedrete che finirà per scoppiare. Dovete tenergli dietro e aspettare. Sono sicuro che ai 300m renderà l’anima a Dio, ve lo infilate nel taschino.”
Jackson Scholz (“palla di cannone”), uno dei più grandi velocisti americani dell’epoca, si avvicina a Taylor e controbatte: “Attento a Liddell, ha qualcosa di personale. Qualcosa da dimostrare. Qualcosa che il nostro allenatore non capirebbe in 1000 anni”
Jackson aveva capito che Eric aveva qualcosa in più.
Quando si arriva alla fine, contano i dettagli. Non è più sufficiente essere tecnici, alti, veloci, impostati bene. Serve qualcosa in più che, per ognuno di noi, è diversa.
Francesco deve risalire una montagna contro il polacco Noga. E’ sotto 4-1 nel set decisivo e chiamiamo time-out. Mentre cerchiamo di dare qualche consiglio il tecnico avversario si fa volutamente sentire: “Ci siamo Tomasz, guardalo, è scoppiato, non si regge in piedi, si trascina. E’ fatta”.
Il tecnico aveva appena commesso il suo errore più grande: mai sottovalutare il vecchio leone. Anche lui non aveva capito che Francesco aveva ancora qualcosa, qualcosa da riprendersi dopo 13 anni, aveva un credito con la sorte, con i compagni e con se stesso. A modo suo, vincerà la partita e ci consegnerà il match point prima di crollare, stremato, in panchina: Noga-Leuci 5-11, 11-5, 11-8, 7-11, 12-14!

Capitolo 8: la solitudine dei numeri 1

Il numero 1 è divisibile per sé stesso o per zero. Non ha relazione se non con sé stesso o con il nulla. Quello che c’è tra sé stessi e il nulla è uno spazio infinitamente piccolo o grande: puoi perderti o ritrovarti. Il peso di quelle partite poteva schiacciarlo, ma tutti volevamo credere che non sarebbe successo: dopo un anno passato a vincere contro avversari mediamente più deboli, Ale ha la sua occasione per dimostrare il suo valore e ritrovarsi dopo una semifinale complicatissima.
Gioca alla sua maniera, alternando colpi geniali ad altrettanti errori inattesi, ma nei momenti topici è lì, potente ed emozionante, capace di portare la partita dalla sua parte nonostante rimonte impossibili, compiute e subite
– Gori-Gala 12-10, 6-11, 12-10, 9-11, 6-11
– Attucci-Gala 12-10, 10-12, 8-11, 11-13.
L’urlo liberatorio, l’abbraccio dei compagni, le lacrime di gioia, gli incitamenti dei suoi cari da lontano sono la medaglia più bella che gli spetta, fatta del metallo più prezioso che esiste: indimenticabile!

Capitolo 9: Heroes

We can beat them, just for one day
We can be heroes, just for one day
…..
We could steal time just for one day
We can be heroes for ever and ever

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