Russia Ucraina ping pong

Ai Campionati europei veterani di Rimini, atleti della Russia e dell’Ucraina giocheranno a ping pong insieme?

RUSSIA, UCRAINA E PING PONG

Mancano circa 3 mesi ai Campionati europei veterani di Rimini e credo valga la pena di interrogarsi sull’opportunità di accettare le iscrizioni di atleti russi (39 per ora) che qualcuno dei 500 italiani iscritti (ma anche qualcuno dei 24 pongisti ucraini) si troverà sicuramente di fronte.
Faremo finta di niente? Ci scambieremo i consueti gadget amichevoli prendendo spillette con la bandierina russa e regalando bandiere della pace? Meglio discuterne prima se vogliamo evitare imbarazzi e gesti eclatanti, anche perchè i pongisti ucraini potrebbero avere qualcosa da dire sui nostri comportamenti.

IL PESO DELLA STAMPA E DELL’OPINIONE PUBBLICA

Come sempre i partecipanti ai Campionati europei porteranno con sè famiglie e amici, per cui a Rimini confluiranno almeno 10.000 persone e la manifestazione quindi avrà un ampio rilievo, grazie anche al fatto che la stampa nazionale una volta tanto assisterà a un evento di massa legato al ping pong: avremo qualche occhio in più puntato su di noi, per cui è bene fare scelte oculate e programmate con anticipo.

UNA SCELTA DIFFICILE, MA NECESSARIA

Al di là delle legittime scelte personali che ogni giocatore potrà fare, la Federazione europea (ad agosto ci saranno anche i Campionati europei) e quella italiana devono prendere una decisione difficile, come quelle dei governi che hanno deciso di inviare armi agli ucraini o delle Federazioni sportive che hanno deciso di non far giocare i loro atleti contro giocatori e squadre russe, oppure cancellando i contratti con gli sponsor russi.
Ognuno può avere un parere diverso sulle questioni che questa guerra ha aperto: i cittadini (e gli atleti) russi sono responsabili delle scelte dei loro governi? Le sanzioni (anche quelle sportive) hanno un’efficacia concreta o sono solo azioni dolorose per chi le subisce?
Per i singoli cittadini e per i singoli atleti si tratta solo di un problema di coscienza, ma chi governa (gli Stati e le Federazioni) ha il dovere di prendere decisioni, anche quando sono difficili e impopolari: l’importante è non far finta di niente

COSCIENZA E RESPONSABILITA’

Gli atleti russi non hanno una responsabilità diretta per le scelte di Putin, però sono sempre stati un potente strumento di propaganda, sfruttato sin dai tempi del dominio sovietico nello sport, pompato anche dall’uso spregiudicato del doping, un vizietto che la Russia ha conservato anche in tempi recenti, come dimostra la lunga squalifica nelle competizioni internazionali, per aver messo in atto un criminale sistema di “doping di stato”, che ha coinvolto più di mille atleti tra il 2012 e il 2015 (dal 2016 al 2018, invece si sono “limitati” a manomettere e nascondere le prove e i dati all’interno del sistema informatico del laboratorio di Mosca…).

UNA SCELTA POLITICA O UMANITARIA? IL CIO RACCOMANDA DI NON INVITARE ATLETI RUSSI O BIELORUSSI ALLE MANIFESTAZIONI INTERNAZIONALI

L’esclusione dei russi, secondo Edwin Moses, ex campione olimpico dei 400 metri ostacoli e membro della Laureus World Sports Academy, “..non ha a che fare con la politica, ma con l’umanità, violentata da questa guerra”.
Questo principio sta alla base anche dell’esclusione degli atleti russi e bielorussi dalle Paraolimpiadi di Pechino, ma via via si stanno aggiungendo altre scelte “forti”:
– le atlete russe sono state escluse da ogni competizione dalla Federazione internazionale della Ginnastica (prima erano state ammesse senza inno né bandiera);
– il volley ha vietato la partecipazione delle squadre nazionali, dei club, degli atleti di pallavolo, beach volley e snow volley, sospendendo tutti i rappresentanti di Russia e Bielorussia dai loro rispettivi incarichi nell’ambito dell’attività della Confederazione Europea;
– la Federazione internazionale di pattinaggio ha vietato a russi e bielorussi la partecipazione alle competizioni;
– il World rugby ha escluso Russia e Bielorussia da ogni competizione;
– il ciclismo si è allineato agli altri sport escludendo le squadre russe e bielorusse dalle corse internazionali.
Il mondo dello sport si oppone sempre più con forza, come mai è successo negli anni scorsi, caratterizzati da prese di posizione deboli: adesso tocca anche al ping pong fare una scelta, dimostrando di non essere uno sport marginale.

AGGIORNAMENTO ITTF DELL’1/3/22

In una nota dell’1/3/22, ITTF ha deciso di seguire le raccomandazioni formulate dal Comitato Esecutivo del CIO con effetto immediato. Pertanto, fino a nuovo avviso, nessun giocatore e funzionario russo o bielorusso sarà invitato o ammesso agli eventi ospitati dal Gruppo ITTF e nessun simbolo, colore, bandiera o inno nazionale russo o bielorusso sarà visualizzato

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