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Fitet Lombardia. Giovedì 9 febbraio ci sarà l’inutile assemblea per l’elezione del nuovo Comitato regionale lombardo. Dato che è stata presentata una sola lista, il risultato è già deciso. Marcello Cicchitti, che nell’ultimo decennio ha gestito il potere in Lombardia per conto di Franco Sciannimanico, passando dall’adulazione cortigiana al disprezzo diffamatorio, sarà il nuovo presidente.

Il Gattopardo

Il gattopardismo, secondo la Treccani, è l’atteggiamento di chi, avendo fatto parte del ceto dominante in un precedente regime, si adatta a un nuova situazione politica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi (“tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”).
Molti sono saliti in fretta sul carro del Gattopardo, che ha passato gli ultimi mesi a distribuire generose promesse e prebende: solo Sandro Ciceri, dopo la farsa dell’assemblea annullata a settembre, si è sfilato, fiutando l’aria.

Cronaca di una scalata

Credo sia utile lasciare una traccia storica sui retroscena politici di queste elezioni: quelli a cui interessa solo giocare possono smettere subito la lettura, poi peró non si lamentino quando troveranno in campo avversari con gomme truccate o quando i soliti noti utilizzeranno il loro potere per curare solo i propri interessi.
L’operazione è iniziata facendo saltare l’assemblea elettorale di settembre, in cui Cicchitti si presentava sapendo di essere in minoranza. Lo scippo, sanzionato con il commissariamento della Fitet lombarda da parte della Federazione nazionale, è stato abilmente realizzato per spostare l’assemblea a gennaio, ben sapendo che la nuova tabella voti del 2017 avrebbe spostato gli equilibri di potere a suo favore, avendo anche più tempo per distribuire qualche altra prebenda.
Nei mesi successivi, mentre Ferdinando Merenda e Arturo Lancini tentavano di ricostruire tra i contendenti un clima di reciproca fiducia, puntando a una lista mista che avrebbe ricomposto le spaccature, Cicchitti usava i suoi soliti mezzi per delegittimare gli avversari, diffondendo notizie diffamanti su Elena Mazzantini e video messaggi denigratori nei confronti di Andrea Bonanomi.
Nelle ultime fasi della trattativa si è tentato di proporre la candidatura di Giangi Righini come presidente, ma ormai Cicchiti, che non aveva ottenuto il posto nel Consiglio Federale Nazionale, voleva una poltrona di prestigio e ha avuto anche la faccia tosta di chiedere la candidatura come consiglieri di Andrea Bonanomi e Paolo Bonazzi, che i suoi avrebbero sostenuto, onde evitare l’elezione dello scomodo Maccabiani, l’impresentabile paladino del “gioco pulito dopo la doccia”.
Ovviamente i due hanno rifiutato, ben sapendo cosa significa fare le foglie di fico in un consiglio gestito da Cicchitti (rovinosa esperienza già vissuta dal sottoscritto 10 anni fa).

Un voto inutile

Fallito ogni tentativo di mediazione, che avrebbe permesso di costruire un gruppo di persone rappresentativo di tutte le società lombarde, l’unica soluzione che rimane è quella di lasciare al Gattopardo l’onore e l’onere di gestire da solo (come piace a lui) il potere, disertando l’assemblea per marcare il fatto che il nuovo Consiglio rappresenterà solo una parte, per altro minoritaria, della Lombardia.
Fin dall’inizio di questa storia, caratterizzata dalla discesa in campo “dell’imprenditore di successo che mette la sua esperienza e le sue risorse al servizio del popolo” (come Cicchitti si è definito durante tutta la sua campagna elettorale), ho avuto sempre presente la lezione di Indro Montanelli, che quando Berlusconi iniziò la sua carriera politica scrisse: “Io voglio che vinca, faccio voti e fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale e al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni: l’immunità che si ottiene col vaccino.”
Come sia andata a finire l’avventura berlusconiana l’abbiamo visto tutti, speriamo che per il suo epigono pongistico non ci vogliano 20 anni…

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